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Lettera aperta. Tema: Testi scolastici nella GDO


Libri scolastici: la grande distribuzione e le librerie

Caro Beppe,

abbiamo letto sul tuo blog qualche giorno fa un intervento di una tua lettrice libraia, riguardante la pessima abitudine di qualche insegnante di ricorrere a strade non proprio ortodosse per il reperimento dei testi integrativi per le vacanze dei propri studenti (“Scuola: le maestre e i libri per le vacanze” – http://italians.corriere.it/?p=26222 ).

La scolastica per le librerie e soprattutto le cartolibrerie del territorio è strategica: era il periodo di maggior impegno, dove davvero si aveva il piacere di lavorare. Non è più così.

Contrariamente a quanto tu possa magari immaginare, il tema è di fortissima attualità per noi librai e cartolibrai, visto che il problema menzionato è davvero diventato molto diffuso. In special modo, ti posso garantire, qui a Bergamo. Viviamo assediati dalla Grande Distribuzione Organizzata (che tratta il libro come articolo civetta). GDO che è molto cemento, ma è anche e soprattutto cultura del prezzo più basso possibile. Anche a costo di sacrificare la legalità. E questo diventa uno stato mentale.

Il tema è delicato: si contrappongono le giuste aspettative dei consumatori, che si vedono ogni anno costretti a sborsare cifre importanti per l’istruzione, e la necessità di fermare un’emorragia inarrestabile di utenti dalle librerie e dalle cartolibrerie, indicate nei fatti come responsabili di queste spese obbligate e degli aumenti invece imposti dagli editori.

Un dato mi sembra chiarissimo: 460 punti vendita di libri nella mia provincia (Bergamo) a inizio anni novanta, solo 160 oggi.

Anche la politica, anche quella locale, non vede più come un valore l’avere e il mantenere una libreria sul territorio.

Ma torniamo al tema di quella lettera: non solo in modo patetico qualche insegnante fa quanto descritto dalla tua lettrice, ma vi sono scuole che addirittura concedono i propri locali ad organizzazioni spontanee di genitori o di altri soggetti per vere e proprie attività commerciali svolte senza il rispetto delle regole fiscali e commerciali. La pratica è vietata dalla legge quadro della scuola che permette, giustamente, che nei locali scolastici si possano svolgere solo attività di ambito culturale, e non commerciale. Le segnalazioni si contano a decine.

E come si sa, nel nostro Paese, tutte le cattive abitudini si diffondono a macchia d’olio alla faccia della legalità.

Dopo aver segnalato i casi al Provveditorato, alla Guardia di Finanza e al Prefetto di Bergamo, mercoledì prossimo terremo una conferenza stampa al riguardo.

E’ una questione di legalità come dicevo: va bene la concorrenza, ma non è accettabile doversi misurare con chi non rispetta le regole e con chi, a tutti gli effetti, si muove nell’ombra.

Come SIL Confesercenti diremo le medesime cose alla Camera, la prossima settimana, in un’audizione alla VII Commissione Cultura che sta discutendo la proposta di legge Giordano (SEL) sulla promozione del libro e della lettura. Ma non, ahinoi, delle librerie.

Diremo che se non si difendono le librerie come fanno in Francia da oltre 30 anni, mi riferisco alla legge Lang, non c’è futuro per la lettura e la diffusione del libro.

Non siamo in cerca di aiuti economici, solo di lealtà, di regole e di giustizia nella competizione. E delle condizioni per poter fare serenamente il lavoro che a tanti di noi è stato lasciato dai nostri genitori e che vorremmo consegnare ai nostri figli.

Perché non mi si dica che il futuro della diffusione delle politiche della lettura possa essere delegato ad Amazon o agli editori…

Di certo, così, il futuro non è roseo, per me e per gli altri librai. Penso tu abbia capito venendo a Bergamo, di non avere a che fare con persone che si affidano alla solita dinamica della lamentela sistematica, ma che al contrario si danno da fare ogni giorno.

Ti chiedo scusa se ho approfittato della tua pazienza. A presto!

Antonio Terzi – Cartolibreria NANI

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