Come allestire una bella Vetrina


Per realizzare una bella vetrina, potendo “spendere” e’ senza dubbio possibile rivolgersi a vetrinisti specialisti , ma personalmente,ritengo che la conoscenza di alcune regole base possano essere di grande aiuto.

I suggerimenti che di seguito indichero’,sono da intendersi come consigli, quindi, variare in base alle tue idee ti aiuterà ad essere più originale…;)

Prima di iniziare a realizzare la vetrina, è bene avere bene in chiaro cosa vuoi dare maggior risalto e quale messaggio vuoi trasmettere.

Puoi optare per una impostazione puramente commerciale, esponendo semplicemente dei prodotti al fine di richiamare all’interno del negozio il Cliente per fargli scoprire intera offerta .

Puoi senno’ preferire un’ impostazione coreografica ed artistica, quindi interpreterai la tua vetrina come un’”opera d’arte” volta a catturare l’attenzione.

Il cliente deciderà di entrare per la irrefrenabile curiosità’ di scoprire un ambiente altrettanto “artistico” quindi e’ chiaro che dovrai avere l’ambiente giusto e caratteristico ,impeccabile e che possa in qualche modo “stupire”…pertanto, solo se si hanno determinati requisiti, secondo me’,ci si può permettere di usare la vetrina come una vera e propria galleria d’arte.

E’ inoltre importante mantenere una linea coerente della vetrina esterna con l’interno del negozio,altrimenti il Cliente si troverebbe “spaesato” una volta entrato.

L’allestimento delle merci e degli spazi, deve consentirgli di trovare velocemente il settore desiderato, oppure al contrario, e’ necessario studiare un percorso all’interno del negozio per portarlo a vedere anche gli articoli esposti,piu’ “nascosti”

.

Le vetrine quasi vuote,dei negozi monomarca servono a  dare risalto alla sobrietà, ed al marchio puntando solo all’immagine, ecco perché’ generalmente, espongono solo pochi articoli selezionati.

La cartoleria al contrario,per assortimento e varietà’ di articoli, invece e’ portata a riempire la vetrina di referenze, per dare visibilità’ e risalto  a tutto…ma se si esagera si corre il rischio di produrre “l’effetto bazar”….;)

Quindi mi raccomando…..non correre il rischio di dare un’impressione caotica dell’esposizione.

In caso di articoli stagionali,i richiami all’evento, possono  sicuramente essere utili a caratterizzare una vetrina “a tema”

Un buon consiglio se possibile, e’ quello di accorpare e completare i prodotti.

Per esempio esporre uno zaino,con l’astuccio e bustina o diario, e’ utile,perche’ indirizza e consiglia il Cliente verso l’assortimento completo ,chiudendo cosi’,una bella vendita e sollevandolo,dalla necessita’ di girare altre cartolerie facendogli pertanto,risparmiare tempo…

Il punto focale e’ molto importante e normalmente e’ individuabile nella zona centrale della vetrina, ben visibile dall’esterno e ad altezza uomo.

Esso rappresentando il punto di forza dovra’contenere il prodotto di maggior prestigio, quello che rispecchia l’identità del negozio o della Marca che si intende in quel momento mettere in risalto.

L’illuminazione è ovviamente importante per creare attenzione.

Accanto alla scelta tecnica (luce calda, faretti alogeni, led, ecc.) le luci non devono però essere fastidiose, perché’ si corre il rischio di abbagliare ed , ovviamente al Punto focale deve essere riservata una illuminazione adeguata.

>>> Una bella vetrina non passa inosservata. <<<

Si può’ scegliere di mettere in vetrina articoli più ricercati, oppure “ farcirla” con elementi decorativi accattivanti, simpatici, colorati.

I colori da sempre colpiscono, e trasmettendo sensazioni a chi li osserva e qui sta alla sensibilità ed al tipo di vetrina che si intende realizzare decidere se utilizzare colori sobri o colori forti e vivaci.

L’esperienza insegna che i colori di sfondo devono essere più’ tenui dei prodotti esposti per evitare di non metter in risalto gil articoli da presentare.

Concludo esortandoti comunque a dare sfogo al tuo estro e fantasia prendendo questi spunti come “consigli” su cui partire…;)

Se ti e’ piaciuta questa riflessione di invito a mettere un “like’ sotto all’articolo e se lo ritieni utile per qualcuno, puoi condividerlo dove preferisci…;)

Buon lavoro !!

Claudio Piovaccari

L’Ambiente in Cartoleria,conta???


In un contesto economico  in profondo cambiamento, è difficile per chi opera nel settore cartoleria ridefinire il proprio ruolo.

Lo scenario viaggia veloce, e a volte,capita di sentirci indietro…

Da qui la necessita’ di conoscere ed informarsi, per poter reinventare il ruolo e le dinamiche, di chi opera in un mercato,che muta velocemente…

.A volte basta poco, è sufficiente conoscere le regole base:

Definire la propria identità

  1. Il primo passo fondamentale è decidere che personalità avere.
  2. Il luogo dov’è situata la tua attività’
  3. La tipologia di clientela verso cui sei orientato/a prevalentemente
  4. il modo in cui decidi di presentarti
  5. Lo stile commerciale che intendi avere

Fatto questo, bisogna definire bene,le scelte di assortimento

Genericamente le scelte sono sostanzialmente queste:

  1. .Carta e Cancelleria per la Scuola, per l’Ufficio o per il Regalo
  2. Prodotti per ufficio : ad esempio tutto quello che serve per l’ambiente office
  3. Prodotti per gli hobby o il party

Se rappresenti uno o più’ tipologie di cui sopra,devi sapere come “mappare” la tua area di vendita

Gli “spazi forti” del Punto Vendita

Non tutte le zone del negozio sono uguali: considerazione scontata se vuoi.. ma proprio per la sua semplicità spesso vengono trascurate.

Ecco alcune delle considerazioni principali:

Dall’entrata alla cassa lo spazio si divide in due zone:

La prima più veloce, l’ultima più lenta.

La prima vede il cliente di fretta, quello che entra al volo e sa’ cosa cerca.

la seconda  è invece e’ la zona di meditazione, di scelta o di semplice  curiosità’

La scaffalatura di destra rispetto alla sinistra secondo studi comportamentali, risulta la più’ efficace come interesse

Quindi,gli scaffali situati a destra del senso di circolazione sono di maggior impatto visivo, pertanto dovranno essere allestiti con articoli di maggior livello di rendita e di immagine,rispetto a quelli posizionati a sinistra.

La zona a mezza altezza ,e’ quella più’ “scrutata”

Le aree dello stesso scaffale “deboli”…. alle quali i cliente presta poca attenzione, sono sotto gli 80 cm di altezza, e sopra i 160 cm

L’area “buona” nello scaffale,è l’area ‘a presa mano’(80-120 cm dal pavimento),

Quella ottima è situata ad altezza occhio, compresa tra 120 e 160 cm da terra.

Su queste discipline e studio,la Grande Distribuzione ne ha fatto il suo punto focale e di vantaggio, pertanto nulla deve essere lasciato al caso e provare a “ridisegnare” la mappa del negozio, in fondo non ti costa nulla, e ti tuo’ offrire sensibili vantaggi.

L’armonia dei colori poi, gli spazi ben allestiti, ed ordinati, renderanno l’ambiente più’ accogliente e meno caotico.

“Mescolare” la merce, senza un’ordine specifico, crea confusione e costringe il tuo cliente a chiedere…e credimi che per molti rappresenta un’ostacolo, pertanto il mio consiglio e’ quello di seguire questi suggerimenti e vedere i benefici che ne puoi trarre.

Un’esempio puoi vederlo anche dai Negozi Monomarca o franchising,i quali seguono dei dettami sia di immagine che di esposizione delle merci rigorosamente ben studiati, atti nel suo complesso a portare il consumatore a “vivere” un’esperienza ed essere attratto e a “scrutare” il negozio nella sua interezza.

Questo non significa che necessariamente bisogna “buttare” via tutto e rifare gli arredi…ma dare l’impressione che qualcosa e’ cambiato…..puo’ creare più’ interesse e curiosità’

La tipologia dei nostri articoli e’ senza dubbio molto articolata,e purtroppo richiede ampi spazi,ma sfruttando bene gli scaffali ,i cassetti per gli articoli che non hanno bisogno di visibilita’ e mettendo in visione le campionature dei prodotti e non tutta la quantita’ disponibile,degli articoli ,si possono guadagnare “metri”…preziosi !!!

In ultimo,e non per importanza…di tanto in tanto come ci insegnano i Supermercati,prova a cambiare i “luoghi” dove normalmente e per lungo periodo vengono messi gli articoli “altorotanti”,per far si’ che il Cliente che entrerebbe a “colpo sicuro”…sappia che esistono altre zone del negozio a lui…”sconosciute”…;)

Se l’hai già’ fatto, o vuoi aggiungere altri consigli utili, ti invito a condividerli qui !!

Se l’articolo ti e’ piaciuto, lasciami un “like” e condividilo con chi vuoi o con chi pensi gli possa portare un’aiuto !!

Grazie e …Buon Week End !! 😉

Claudio

Le Tessere Sconto e Fidelity Card,funzionano?


Ciao ! Oggi voglio analizzare uno strumento che molti di voi usano e mettono in campo per fidelizzare i Clienti.

>>>> Le tessere sconto o raccolta punti. <<<<

Le tessere sconto rappresentano senza dubbio, la soluzione piu’ abbordabile e semplice da implementare,per via della semplice realizzazione e gestione.

Di solito si realizzano in due modi:

Tessera con sconto ( esempio 10% ) su tutti gli acquisti,incondizionata

Tessera sconto con buono spesa al raggiungimento di un certo importo speso

Si stampa una card con il logo ,si stabilisce in primis se tessera sconto o tessera raccogli timbri e poi  l’importo da raggiungere.

Queste rappresentano l’incentivo piu’ facile da realizzare.

….ma la domanda è…”Sono efficaci???”

Riflettendo un po’ sui pareri espressi dai miei Clienti,non ho raccolto dati cosi’ entusiasmanti…

I motivi sono molteplici, ad esempio il numero oramai alto di tutte quelle Card,che ci vengono date e che molto spesso vengono dimenticate o “perse” in mille borse o portafogli e la necessita di “ricordarla” di frequente al Cliente in fase di pagamento,il quale molte volte non ricorda che ha la tessera,pertanto sente questo incentivo come la “mela caduta in testa”

In questo caso,la riflessione ci porta a pensare,che non sia stata la tessera a far tornare il cliente,e che avrebbe comunque acquistato lo stesso..

Questa situazione fa’ riflettere e mette dei dubbi sul suo “potere” incentivante…quindi sulla sua efficacia.

Io penso che sia un buon strumento di fidelizzazione,che deve essere data e distribuita in occasione di una Campagna importante ,come la Scuola di settembre per esempio,ma che deve sempre essere supportata,da un piano di marketing,studiato sui Social o tramite le email.

E’ necessario ricordare sempre al Cliente,prima di un’ acquisto che ha un beneficio se viene da te’ e non ricordarglielo, solo quando entra in negozio,o mentre paga…

Quindi suggerisco di tanto in tanto di “ricordare” che ce l’hanno in tasca….e che possono risparmiare..

Per quelle invece,che  prevedono uno sconto al raggiungimento di una spesa totale,e’ necessario,stabilire un importo equo e non troppo alto,perche’ altrimenti si puo’ generare uno scarso interesse nel Cliente,con la conseguenza che egli si sentira’ libero di fare acquisti in altri punti vendita,poiche’ non percepirebbe nessun vantaggio reale per se’.

Infatti, se non viene raggiunto il bonus in maniera rapida ( ossia nel giro di 3 o 4 acquisti) essendo il traguardo da raggiungere molto alto,il cliente perde la motivazione per tornare ad acquistare nel tuo negozio..

Se pensi ai supermercati ed al loro sistema, e fai due conti…ti rendi conto che per avere una padella in omaggio,per esempio,devi spendere diverse centinaia di euro, e spesso abbandoni la raccolta prima della chiusura…

La mia idea e’ che la Fiducia rappresenta,la base su cui fondare la fidelizzazione,per cui quale strategia migliore per creare fiducia nel cliente,se non quella di premiarlo per averti scelto??

Per cui ti consiglio di realizzare step piccoli e facilmente raggiungibili…

Analizziamo ora le fidelity card realizzate dai Fornitori o Gruppi d’acquisto.

Queste rappresentano uno strumento molto interessante,ma COSTANO!!

Spesso per averle e’ necessario pagare il Programma di Affiliazione,poi si pagano le schede stesse ed infine si pagano in parte anche i premi che vengono consegnati al Cliente.

I vantaggi principali sono rappresentati in primis,dal supporto visual e di immagine che si riceve dai Distributori e poi dalla gestione delle stesse tessere.

I costi ed il lavoro che richiedono le fidelity card sono molto piu’ alti delle tessere sconto,pertanto va’ sempre valutato il risultato che si vuole ottenere ed il tempo che puoi o vuoi dedicarci…

Ricordo che la raccolta dei dati anagrafici degli utilizzatori,non e’ sempre facile e praticabile e richiede tempo!!!

Quindi prima di intraprendere questa strada…PENSA bene al lavoro che ti aspetta….;)

Anche qui’ e’ vitale pianificare una strategia delle Campagne e sopratutto lavorare sulla Comunicazione continua sempre tramite i Social o tramite le email al Cliente.

Concludo, esortandoti a riflettere sul da farsi,valutando le strategie e gli strumenti piu’ adatti a cio’ che vuoi e puoi realizzare,sperando di aver reso utile,questa riflessione..;)

Se ti e’ piaciuta e pensi che possa utile,ti invito a mettere un like e conviderla!!

Grazie…;)

Claudio Piovaccari

Il Prezzo !!!! Conta solo quello ???


Ciao! Oggi ti chiedo….Pensi che tutto il Mercato oggigiorno si basi sul prezzo, che veniamo valutati solo per il prezzo e che solo il prezzo possa fare la differenza?
“i miei clienti vogliono solo il prezzo”, “siete i più cari”, siete fuori prezzo” , ecc.
quante volte abbiamo sentito e vissuto queste affermazioni?

Ti sembrerà strano ma ogni mercato si sostiene per la differenziazione dell’offerta e se ci dovesse essere una sola “fascia di prezzo” o peggio ancora solo il prezzo conveniente non esisterebbe un mercato !!!

Per capire il perché di questa attenzione verso l’elemento prezzo dobbiamo valutare 2 importanti aspetti:
1. Storicamente facciamo parte di un popolo per il quale la negoziazione ha sempre fatto parte della nostra cultura e quindi come siamo riconosciuti nel mondo per la nostra capacità di “risolutori di problemi” detto anche “mercato creativo”, siamo anche tra i più “famosi” nel voler trattare tutto con tutti.
2. L’elemento prezzo è diventato un facile alibi, sia per il venditore che per il cliente, utilizzato, spesso inconsapevolmente, per de-responsabilizzare l’esito di una trattativa.

Ma se il tuo ed il mio Cliente, continua a valutarci solo in base al prezzo dobbiamo fare un profondo e sereno esame di coscienza ed avere il coraggio di attribuire gran parte della responsabilità a noi stessi.
Si perché se è vero che negli ultimi anni la negoziazione è radicalmente cambiata, dobbiamo riconoscere che il cliente oggi spesso,prima di acquistare,grazie all’era digitale,cerca informazioni e soluzioni !!! ….e non solo prodotti e prezzi…
Quindi,se in fase di acquisto,non dispensiamo con accuratezza e professionalita’ le informazioni che il nostro Cliente cerca per risolvere un proprio problema o dubbio sul da farsi, generiamo un disequilibrio ed un deficit, che porta il cliente ad aggrapparsi all’unica certezza che riconoscono in quel momento: il prezzo.

Chi vende, quindi, deve sviluppare ancora meglio le sue capacità per poter soddisfare questa mancanza di informazioni.
E qui affrontiamo uno dei momenti più delicati della trattativa , perché non ci dimentichiamo che il cliente fa il suo “lavoro” cercando di mettere in discussione le nostre migliori qualità, a rendere i prodotti tutti simili e guarda caso a riconoscere quelli della concorrenza sempre migliori dei nostri…
Allora secondo te a chi spetta il compito di “illuminarlo” illustrandogli le vere differenze del nostro prodotto o servizio?
Spesso dimentichiamo che stiamo vendendo un insieme di grande valore…costituito da un prodotto, un servizio,un’immagine,uno stile,la nostra persona, i contenuti, la relazione ..ecc.,

in questo modo credi che possano esistere offerte simili oppure identiche ?

….inevitabilmente ci sarà sempre un elemento di questo insieme che potrà fare la differenza…

…e se proprio tutti gli elementi saranno identici, caso veramente straordinario, allora dovremo essere noi l’elemento differenziante !!!

Non cadiamo nella trappola del prezzo, perderemmo quell’inestimabile valore che racchiudiamo dentro di noi, capace di fare sempre e ovunque la differenza !!

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Alla prossima..;)

Claudio Piovaccari

 

Lo strumento Potente della Newsletter


La Newsletter,e’ uno strumento tra i più efficaci per convincere i consumatori a comprare.

La newsletter,quella mail che segnala i nuovi prodotti di un’azienda, è una vera ‘sirena di Ulisse’, che spesso ci convince a fare acquisti.

Molti dei tuoi Clienti consultano i siti web, altri leggono le recensioni online e le newsletter,per decidere cosa comprare.

Statistiche ufficiali, affermano che quasi nove su dieci (in possesso di un indirizzo di posta elettronica) si ritrovano sui propri computer o smartphone queste segnalazioni con le offerte sui prodotti della società che li propone.

Ciò che sorprende è che la Newsletter non fa la fine dei volantini di carta che troviamo nella buca delle lettere e che siamo pronti a cestinare senza degnare di un’occhiata. Anzi quasi otto “e-shoppers” italiani su dieci (il 77%) spiega di essere stato indotto a comprare qualcosa dopo averne letto una.

…e non tutti hanno acquistato online. Anzi, nella metà dei casi, i consumatori si sono recati in negozio.

Internet e il digitale stanno profondamente cambiando il contesto competitivo del commercio al dettaglio offrendo ai negozianti finora abituati alla sola presenza “fisica” molte opportunità di crescita, purché sappiano intraprendere con flessibilità e capacità di adattamento, il nuovo.

Così anche un concorrente come Amazon, con gli strumenti giusti, può far meno paura!!

Il segreto è rappresentato dalla capacità di sfruttare i molteplici canali di contatto che oggi puoi avere con i tuoi clienti, “coccolandoli” in ogni fase dell’acquisto.

Il negozio fisico è ancora importante e lo resterà, ma ci sono fenomeni come il Mobile e la diffusione dei social network che non possono più essere ignorati.

L’Italia non macina forse gli stessi numeri delle altre economie avanzate (l’e-commerce rappresenta solo il 2-3% delle vendite complessive), ma la penetrazione mobile e l’uso dei social sono altissimi. Questo vuol dire che i trend in atto a livello globale nel settore dettaglio, interessano anche la nostra realtà

.Da noi, il commercio elettronico non è ancora fiorito in pieno, come ad esempio è successo invece in Gran Bretagna,dove gli e-shopper, che acquistano prodotti per esempio di moda, sono l’81%.

Eppure anche Italia il commercio al dettaglio, inizia ad avvertire la concorrenza di siti che vendono qualsiasi cosa

Confcommercio ha persino lanciato l’allarme e diffuso un libricino ‘Il negozio nell’era di internet’, per avvertire sul pericolo della rete, e sulla necessità che anche i negozianti più piccoli aprano le porte alla tecnologia e magari al commercio elettronico.

Oggi  più che mai, per vendere, è importante puntare sulla multicanalità.

Negozio tradizionale, sito web, presenza sui Social media, newsletter,creano un circuito virtuoso.

Essi rendono più efficace la vendita, anche se tutto ciò,comporta il fatto che tu ti debba organizzare….

La notizia buona, e’ che hai ancora un po’ di tempo per affrontare la nuova sfida.

La maggior parte degli italiani preferisce ancora fare shopping in negozio,ma  la situazione sta evolvendo.

Anche chi sceglie di comprare uno zaino per esempio,spesso si informa in rete sulle qualità del prodotto e non solo sul prezzo.

Fenomeno ancor più diffuso tra chi compra online, per ottenere informazioni,e’ la navigazione sul sito del produttore, oppure la lettura della scheda prodotto sul sito di e-commerce

In tanti quindi,scelgono di affidarsi alle recensioni online e appunto alle newsletter.

Dalla consultazione all’acquisto il passo è breve.

La soglia di diffidenza sull’acquisto on line nel nostro Paese,ha  per cultura, un livello  di diffidenza ancora abbastanza alto .e la paura di incorrere in un problema o malinteso, gioca a favore nostro..

Quindi…chiedi la mail ai tuoi clienti…e “studia” come si deve scrivere una newsletter efficace, seguendo una cadenza “editoriale”regolare, comunicando le tue promozioni, arrivo di nuovi articoli o semplicemente “nutrendo” la tua community con contenuti che gli possono essere utili…

Per concludere quindi …ti esorto …a COMUNICARE con i tuoi Clienti,usando l’arma potente della Neswletter,e tutte quelle piattaforme on line che ti possono dare visibilità’ e contatti.

Buon lavoro!

Se l’articolo ti e’ piaciuto,e pensi che possa essere di stimolo o aiuto ai tuoi amici/colleghi,ti invito a condividerlo sulla tua bacheca o ad iscriverti al mio Blog 😉

Grazie!!!!

Claudio Piovaccari

Sconti e promozioni


Quello di cui voglio parlare oggi, e’ un argomento molto delicato sia per quanto riguarda il mercato web che per quanto riguarda il tuo negozio.

Come ti presenti davanti a sconti e promozioni?

Cosa pensa il cliente sulla scelta ,di mettere un prodotto per gran parte dell’anno ad un prezzo e per un breve periodo, in sconto o promozione?

Dal punto di vista puro di concetto,le promozioni dovrebbero essere intese come uno strumento per dire :

“mi rimangono pochi pezzi,li vendo ad un prezzo scontato per far spazio a quelli nuovi”

oppure

“ultimo pezzo a metà prezzo, che e’ in arrivo la merce nuova”

…..ma ad oggi sono uno strumento spesso per “dire” al cliente che il negozio esiste…..

Purtroppo in alcuni casi,sembra sia l’unico modo per attirare l’attenzione…

Chi desidera fare spesa…. vorrebbe gustare il momento, la voglia di fare un regalo o un semplice acquisto, in un qualsiasi momento dell’anno….ma visti i tempi che corrono, spesso vige la mentalita’ di aspettare  il saldo..

Purtroppo il contesto economico attuale, sta’ portando le persone da un lato,ad uno stato di consumismo estremo,dettato anche dalla “necessita” di apparire,ma nello stesso tempo, di miseria,complice anche il mercato del lavoro che e’ in stallo , ed ha diminuito di molto il potere d’acquisto.

Spesso la scelta di mettere tutto in saldo è quasi obbligata visti i cali di fatturato, e la necessita’ di proporre sconti e’ dettata dal fine di guadagnare almeno quel tanto che serve per pagare bollette e tasse,o affitto..

Ma se parliamo di strategia, come sono da interpretare i periodi di saldo?

È utile fare gli sconti?

Dal mio punto di vista,il concetto di sconto e promozione dovrebbe essere interpretato nelle strategie di vendita come uno strumento che aiuta a chiudere una vendita o smaltire le scorte eccedenti (tipo…se comperi questo zaino, ti faccio 20% di sconto)

Se vendessimo scarpe per esempio…che senso avrebbe tenere un prezzo improponibile per 9 mesi e svendere tutto in 2 quando si potrebbe avere un flusso costante di Clienti mantenendo prezzi calmierati durante tutto l’anno?

L’idea che ne possiamo ricavare dalla “pelle” del Cliente e’ : “Finché possono li prendono tutti…”

L’idea “sana” che dovremmo instaurare invece, nella mente del Cliente, e’in primis,che non sta’ spendendo male, pur sapendo che comunque in saldo,avrebbe risparmiato qualche euro..

Se il tuo cliente si sente “protetto” , non ha la sensazione di essere stato”fregato”!

Quindi non dico che non bisogna fare i saldi,ma e’ necessario farli con cognizione di causa,seguendo un calendario prestabilito.

I nostri articoli al contrario del mercato dell’abbigliamento,non necessitano di tagli del 30/40%, su larga scala, ma sono utili e devono essere mirati,solo sugli ultimi pezzi rimasti in giacenza.

I volantini,al contrario rappresentano un’utile strumento di vendita e promozione,ma non devono eccedere in molteplici uscite arco/temporale.

Questo per evitare confusione ed inutili “attese” nella testa del tuo cliente,che potrebbe rimandare i suoi acquisti,nella speranza di incorrere il prossimo volantino…chiedendosi, pertanto quando sara’ il momento buono per fare acquisti ??

Penso che paghi e sia responsabile,tenere una linea di prezzo costante ,o di poco inferiore ai listini ufficiali, per contribuire ed  incentivare l’acquisto in ogni periodo dell’anno,e togliere al cliente l’imbarazzo di pensare e rimandare l’acquisto, aspettando che costi  meno.

In effetti capita spesso di sentire dire “aspetto i saldi o le promozioni,così spendo meno” ma senza arrivare a differenze così elevate perché non puntare sulla  costanza?

…..Il Cliente cosi’ viene liberamente in negozio, quando vuole acquistare…;)

Come si determina il “Sottocosto” nella G.D.O.


La grande distribuzione organizzata (gdo) utilizza sempre più l’abbassamento dei prezzi al consumatore come strategia principale  della propria campagna di marketing.

“Qualità e convenienza”, lo slogan di Coop, prima Catena in Italia.

“Bassi e fissi”, replica Conad, seconda Catena per fatturato.

Il prezzo basso è il grande imperativo ed il sottocosto l’ultima frontiera del marketing.

Accecato dal risparmio, nessuno  s’interroga su come sia possibile acquistare qualcosa a un prezzo dichiarato come inferiore a quello produzione.

E così le promozioni impazzano….e la “leva” che spinge il Consumatore ad effettuare la spesa, secondo un recente studio per il 30% e’ dettato da articoli in offerta.

La gran parte degli altri supermercati insegue la strategia dello sconto o del sottocosto, ritenuto il metodo più efficace per non far calare le vendite in un periodo di crisi in cui il potere d’acquisto dei singoli e delle famiglie è calato sensibilmente.

La strategia della scontistica ha avuto un effetto boomerang, creando una categoria di consumatore opportunistico che si muove da un punto vendita all’altro cercando le offerte. Non stabilisce nessuna forma di legame tra il cliente e la catena di distribuzione. Ci sono ormai migliaia di acquirenti nomadi, che si spostano a seconda dei prezzi scontati

Questo meccanismo ha poi avuto un altro effetto: ha provveduto a far sfumare la percezione del giusto valore di un prodotto alimentare. Il prezzo corretto sembra essere quello in sconto, che non è più un’eccezione, ma la regola”.

I fornitori cercano di vendere al prezzo migliore.

I responsabili delle catene di supermercati spesso determinano i costi al ribasso. Ognuno di loro gioca una partita non sempre ad armi pari in cui ci rimette sempre chi ha meno potere contrattuale.

La distribuzione organizzata in Italia è nata come risposta dei dettaglianti di piccola e media dimensione per contrapporsi alla concorrenza dei grandi gruppi francesi e tedeschi entrati nel mercato della distribuzione alimentare con superfici di grandissima dimensione e una presenza capillare. Oggi, attraverso la gdo passa circa il 70 per cento degli acquisti alimentari. Dal punto di vista di chi produce (gli agricoltori e gli industriali) è di conseguenza il canale di distribuzione più importante, spesso l’unico, per stare sul mercato.

In questo 70 per cento, ci sono gli ipermercati, enormi punti vendita con una superficie di almeno 2.500 metri quadri; i supermercati classici, di dimensioni medie tra 400 e i 2.500 metri quadri; e le cosiddette superette, la cui estensione normalmente non supera i 400 metri quadri. Sommati tra loro, costituiscono un universo diffuso forte di 27mila punti vendita.

Il primo gruppo in Italia per fatturato è Coop, seguito da Conad. Il primo per performance è Esselunga, che riesce a registrare la cifra record di 16mila euro di vendite per metro quadro. Ci sono poi i discount, guidati da Lidl ed Eurospin e i colossi francesi (Carrefour e Auchan).

Negli ultimi vent’anni la gdo ha sostituito i piccoli commerci. Si tratta di un’evoluzione inarrestabile, segnata però sempre più da una forte guerra tra i vari operatori. La concorrenza si sviluppa tra i due estremi: il discount e la fascia gourmet, evidenziata dal successo di Eataly. Chi è in mezzo e vuole accontentare tutti rischia di non accontentare nessuno e di perdere la partita.

Ed è così che la principale strategia per catturare i consumatori è quelle delle offerte, dei volantini, del 3×2, fino all’aberrazione semantica del “sottocosto”.

Ma chi paga veramente il prezzo delle offerte? In capo a chi vanno i costi degli sconti proposti ai consumatori finali?

Un sistema che vive di tangenti più o meno occulte

Districarsi nell’universo dei contratti tra gdo e fornitori non è un’impresa facile.

Ci sono vari livelli di lettura non sempre comprensibili ai non addetti ai lavori.

Molti contratti prevedono infatti diverse voci “fuori fattura”, contributi di vario genere che integrano i listini e corrispondono a servizi che le catene impongono di fatto ai fornitori.

C’è innanzitutto la cosiddetta listing fee, cioè una somma da versare per ogni prodotto che viene messo sullo scaffale. In pratica, se vuoi stare sullo scaffale del supermercato ed essere visibile al consumatore, devi pagare la listing fee. Una partita di giro in cui la gdo compra dal fornitore, e il fornitore a sua volta deve pagare la gdo per stare sullo scaffale.

C’è poi il contributo una tantum che le catene della gdo chiedono ai fornitori per l’apertura dei nuovi punti vendita.

Il ragionamento è semplice: se un gruppo inaugura un nuovo punto vendita chiede al fornitore di accollarsi parte del suo rischio di impresa.

L’incidenza di sconti e contributi è pari al 24,2 per cento del fatturato delle singole aziende fornitrici nei confronti della catena cliente

Oggi i rapporti di forza tra industria e gdo si sono quindi rovesciati ed è quest’ultima a dettare le condizioni

Ma perché i produttori che, anonimamente, denunciano di sentirsi strozzati dalla gdo non lo fanno pubblicamente? Perché non si appellano all’articolo 62 della legge 27 del 2012 (più nota come “cresci Italia”), che sancisce il divieto di imporre condizioni gravose, extracontrattuali e retroattive?

“Spesso non c’è scelta perché l’alternativa è il delisting”, racconta un fornitore, che prima di parlare si assicura mille volte che non sarà citato per nome. Il “delisting” equivale alla discesa agli inferi: i tuoi prodotti sono levati dallo scaffale, eliminati dai punti vendita. In un mondo in cui quasi i tre quarti degli acquisti passano per la gdo, essere tagliati fuori da quel canale equivale alla morte.

Si dirà allora: qual è il danno che riceve il grande pubblico? In fin dei conti, parliamo di relazioni commerciali tra distributori e fornitori, soggette alle dinamiche del libero commercio e della concorrenza. Ma a questo punto è utile fare un passo indietro e tornare alla domanda iniziale: in capo a chi vanno le presunte pratiche vessatorie della gdo? Chi paga davvero le famose promozioni e il sottocosto?

Secondo uno studio , quelle “tangenti più o meno occulte” ammontano al livello europeo a una cifra tra i 30 e i 40 miliardi di euro.

Si tratta di una cifra colossale, pari a più della metà dei sussidi che la Commissione europea garantisce agli agricoltori comunitari attraverso la politica agricola comune (pac).

In un certo senso, il denaro pubblico alla fine non è utilizzato per innovare o migliore la qualità, ma per tenere in piedi un sistema economico iniquo, in cui il più grande mangia il più piccolo. Come conclude lo stesso studio, “le pratiche sleali nel commercio limitano la possibilità per i fornitori di reinvestire nelle loro imprese e creano un grado di incertezza (alcuni analisti la definiscono ‘paura’) che scoraggia impegni a lungo termine. Nel corso del tempo, questo ridurrà le possibilità di sopravvivenza di fornitori competenti e risulterà in una mancanza di innovazione e di miglioramento della qualità. Alla fine queste pratiche danneggiano il consumatore.

La crescita costante della gdo negli ultimi trent’anni ha dovuta misurarsi sempre di più con la capacità di avere un potere contrattuale tale da contrastare quello delle imprese multinazionali che, attraverso le loro grandi marche conosciute e apprezzate dal grande pubblico, riuscivano a determinare i prezzi di vendita dei loro prodotti. È un ragionamento economico basilare: se il prodotto è rinomato e la domanda è alta, l’offerta è determinata dalla multinazionale, non dalla gdo.

Da questa esigenza sono nate le centrali di acquisto della grande distribuzione, alleanze tra catene distributive volte a ottenere risparmi in fase di contrattazione. In pratica, tra gli anni ottanta e novanta, le imprese della grande distribuzione si sono messe insieme per contrastare lo strapotere delle multinazionali.

A partire da quel momento, le grandi catene comprano a partire dalle centrali d’acquisto, che stabiliscono accordi quadro con i fornitori e che riuniscono più di un gruppo. Al livello europeo vengono poi create le supercentrali d’acquisto, che riuniscono catene di diversi paesi.

Oggi i rapporti di forza tra industria e gdo si sono quindi rovesciati ed è quest’ultima a dettare le condizioni.

Inoltre, gli accordi conclusi a livello di centrale o di supercentrale non sono vincolanti; sono degli accordi-quadro, che possono essere ridiscussi al ribasso dai buyer locali. Insomma, una ragnatela complessa in cui è davvero difficile districarsi.

Ma come si è arrivati a questo punto?

Il punto è che ormai gli acquisti sono affidati a buyer che non conoscono l’industria né i prodotti, ma sono tenuti solo a rispettare i cosiddetti obiettivi di crescita. Devono portare a casa ogni anno un aumento di marginalità di qualche punto percentuale. Quindi, badano solo a quella cifra lì nell’ultima casella del contratto. Tutte le discussioni sulle materie prime, lo stato dell’agricoltura, i costi industriali non li toccano minimamente.

I manager si rifanno sui dipendenti, attraverso contratti sempre più precari e meno garantiti

È un sistema estremamente frammentato, di cui non beneficia nessuno. Perché i singoli buyer locali badano alle proprie marginalità. Nessuno si fida dell’altro e alla fine ci perdono tutti

Il problema è che i vari livelli non si parlano tra loro: nel clima di sfiducia generale, il fornitore cerca solo di salvare la pelle. Tira in avanti i negoziati. Accetta gli sconti e i contributi e nel frattempo aumenta i listini per recuperare. Così, alla fine si perde in qualità o in funzionalità.

In definitiva, si tratta di una specie di bolla che poco ha a che vedere con l’economia reale, l’effettivo costo delle materie prime, le rese di un raccolto, o quant’altro. Tutto ruota intorno alla “obiettivizzazione”, cioè agli “obiettivi” di crescita annuale che la grande catena impone ai suoi buyer e ai manager dei suoi punti vendita, che devono essere raggiunti a ogni costo.

Se i buyer si rifanno sui fornitori, che con una mano concedono i contributi e con l’altra aumentano i listini (quando hanno abbastanza potere contrattuale), i manager si rifanno invece sui dipendenti, con una crescente contrazione delle condizioni di lavoro, che passa attraverso contratti sempre più precari e meno garantiti. Perché, anche se controlla il 70 per centro della distribuzione alimentare, la gdo classica non se la passa poi così bene.

A leggere la relazione annuale che l’area studi di Mediobanca dedica alla gdo, si vede che, con l’importante eccezione dei discount e di Esselunga, le grandi catene stanno soffrendo assai. 

In uno scenario economico volatile, il management della gdo si deve districare tra esigenze del consumatore, tendenze di mercato, fluttuazione dei costi, provando a immaginare il futuro della distribuzione.

A pagarne le conseguenze sono in primo luogo i lavoratori, come nel caso di Carrefour che ha annunciato la chiusura di tre ipermercati, con il licenziamento di 500 dipendenti. 

La trappola della merce

In un universo estremamente competitivo, gran parte delle catene reagisce alle perdite tagliando sul costo del lavoro interno, tenendo sotto giogo i fornitori e abbassando il prezzo di vendita dei prodotti.

Gli articoli vengono così ceduti a un costo nettamente inferiore al loro valore.

La conseguenza è che tale valore viene perso di vista dal consumatore finale.

La gdo vende sottocosto e impone listing fee e scontistiche varie ai fornitori. Questi ultimi tagliano in qualità e in costo del lavoro, per riuscire a starci dentro. Andando giù per la filiera, c’è uno strozzamento che colpisce tutti gli anelli.

Perché in definitiva, per tenere i prezzi “sempre più bassi”, ci si può trovare obbligati a ricorrere proprio al lavoro sotto pagato e al caporalato. E, in questa frenetica corsa al ribasso, il caporale rischia di essere metaforicamente e indirettamente la stessa gdo, insieme a ognuno di noi, che compra sottocosto senza chiedersi chi pagherà davvero il prezzo del nostro effimero risparmio.

fonte: L’Internazionale

Come determinare il ricarico sulla merce


DEFINIZIONE DI RICARICO

E’ la maggiorazione che applichi al costo di acquisto per determinare il prezzo di vendita.

Il ricarico è dato dalla differenza tra prezzo di vendita e costo di acquisto del prodotto.

Entrambe le voci vanno considerate al netto dell’IVA.

Quindi, ipotizzando di acquistare un prodotto a 10euro + IVA e di rivenderlo a 15 euro + IVA il ricarico è pari a 5euro.

IL RICARICO IN PERCENTUALE

Il ricarico viene normalmente espresso in percentuale.

Nel caso visto sopra il ricarico è del 50%

 LA DIFFERENZA TRA RICARICO E MARGINE

Questi due termini vengono spesso ritenuti sinonimi,ma è errato.

Il ricarico fa riferimento al costo, mentre il margine al ricavo.

Il margine inoltre può essere espresso solo in percentuale.

Nel caso visto sopra il margine è del 33,33%

 VENDERE DI PIÙ NON SEMPRE SIGNIFICA GUADAGNARE DI PIÙ

Mi capita spesso di sentire le seguenti frasi: “Ho venduto più dello scorso anno, ma ho guadagnato di meno” o peggio ancora “Sono contento perché ho venduto più dello scorso anno, anche se non capisco perché non mi rimane niente”.

Sono dei segnali importanti,e non vanno sottovalutati.

Se sei in questa situazione, penso sia il caso di fare qualche valutazione più approfondita.

IL RICARICO SOTTO DUE PUNTI DI VISTA COMPLETAMENTE DIFFERENTI 

IL TUO PUNTO DI VISTA:

In primis immagino che tu’ conosca bene i tuoi costi.

Tu sai che per potere guadagnare devi aggiungere al costo di acquisto del prodotto anche i costi di gestione e il tuo guadagno. 

IL PUNTO DI VISTA DEL CLIENTE

Al cliente non interessano le  tue valutazioni, egli vuole acquistare quel prodotto al miglior prezzo di mercato.

E’ disposto a pagare qualcosa in più, solo se ha tanto in più.

Il servizio accurato, per non dire personalizzato, la professionalità Tua e del tuo staff, il servizio post vendita, l’ambiente più accogliente e via dicendo.

Se il prodotto è unico o di nicchia le cose cambiano, perché cambia la percezione del cliente, aumenta il valore che attribuisce all’acquisto.

COME CALCOLI E IL TUO RICARICO?

Come fai insomma, a decidere i tuoi prezzi di vendita?

Hai compreso che il prezzo di vendita lo fa il mercato e non tu’?

E’ inutile pensare di vendere un oggetto al 20% in più del prezzo al quale lo si trova dalla concorrenza, solo perché  in altro modo non riesci a guadagnare niente.

E’ logico che devi cercare altre soluzioni.

ALCUNI CONSIGLI PER DETERMINARE I PREZZI DI VENDITA

Prima di tutto devi prestare la massima attenzione ai prezzi di acquisto.

Si dice che “il commerciante guadagna quando compra” e se ci pensi è proprio così…

E’ senza dubbio vero che se aumenti i prezzi, aumenta il ricarico e margine, ma la stessa cosa avviene anche se abbassi i costi !!

La stessa attenzione la devi prestare anche ai costi fissi !!!.

Poi devi possedere:

. un’ottima conoscenza del tuo mercato e del tuo target di clientela;

. un’ottima conoscenza dei singoli prodotti che vendi, perché non è pensabile di applicare a tutti lo stesso ricarico.

Devi inoltre:

. analizzare costantemente la concorrenza e per concorrenza non intendo solo il vicino di negozio, ma il web, logicamente; 

. puntare a differenziare i tuoi prodotti, o almeno alcuni di essi, rispetto a quelli della concorrenza;

. indirizzare i tuoi sforzi a migliorare la percezione che il cliente ha del tuo Negozio e dei tuoi prodotti;

. monitorare periodicamente l’andamento del venduto e i margini di guadagno su ogni singolo prodotto;

. comprendere quali prodotti hanno margini molto bassi e quali invece margini migliorabili;

. cercare di incrementare le vendite dei prodotti con i margini migliori.

Infine…e non per ultimo…individuare i “rami secchi” ovvero quei prodotti che non ruotano e che a causa del loro immobilizzo,rubano margine e risorse!

Conviene senza dubbio intraprendere iniziative atte al loro smobilizzo,con sconti e promozioni,affinche’ si possa recuperare parte delle risorse investite nel loro acquisto.

….e poi servono costanza,intraprendenza e sopratutto un’occhio sempre attento a cio’ che avviene “fuori”…ed ai segnali nuovi ,di cambiamento che il Mercato ogni giorno ci impone…;)

Quando un Cliente chiede lo Sconto…


Ci sarai passato sicuramente anche tu. Al momento di fare lo scontrino, quando tutto sembra ormai concluso, ecco che il cliente ti fa la temibile domanda: “Mi fa’ un po’ sconto?”. In quei momenti, anche il Cartolaio più “navigato” può iniziare a sudare freddo e non sapere cosa rispondere. Oltre alla riduzione del tuo profitto, infatti, il rischio del cliente che chiede lo sconto è anche quello di svalutare il proprio prodotto o servizio ai suoi occhi.

Ti chiedi…..Eppure, quando vai a fare la spesa al supermercato, non ti balena mai per la mente di chiedere al cassiere: “Scusi, il totale della spesa è un po’ altino… potrebbe farmi un po’ di sconto per piacere?”.

Al contrario, paghi il totale senza battere ciglio.

La stessa cosa quando vai a comprare dei vestiti, degli oggetti per la casa, in ferramenta e così via.

Una semplice riposta a chi chiede lo sconto: “Perché?”

Quando però si tratta di prodotti percepiti come “scontabili”, come ad esempio i servizi, gli zaini, o qualsivoglia articolo in Cartoleria , i clienti si sentono in diritto di pretendere  e chiedere uno sconto.

Cio’ nonostante i prezzi siano chiari e ben visibili, il cliente pensa che ci sia un margine riducibile, o che il prezzo richiesto sia troppo elevato….

Come fare per difenderti?

Una tecnica molto efficace è ribattere al Cliente con una  domanda ….


“Perché? C’è una ragione specifica per cui desidera lo sconto?”

Questa semplicissima domanda ha molti vantaggi.

Innanzi tutto, la maggior parte dei clienti intenzionati all’acquisto farà rapidamente “retromarcia”..

“Niente, era solo per chiedere” e paghera’il prezzo concordato.

Altri clienti, invece, ti offriranno interessanti spunti sul tuo listino prezzi e, in certi casi, anche spunti sul perché meritino effettivamente uno sconto.

Ci sarà anche chi offrirà motivazioni più che valide! Vediamo alcune possibili risposte e come ribattere correttamente.

Quando lo sconto va rifiutato

1. “Perché sono un Cliente importate, e compro spesso….

Alcuni clienti si sentono così grandi e importanti, da essere loro a farti un favore ad acquistare da te.

Ebbene…ritorno all’esempio del cassiere del supermercato….: “Se mi vende la spesa a metà prezzo, andrò in giro con le borse del suo supermercato e tutti sapranno che ho acquistato da lei!”. Chiaramente non funziona! Quindi questa motivazione non può essere accettata come valida. Al contrario, puoi ribattere al cliente che se ti porterà una referenza in futuro, allora potrà avere diritto a uno sconto sul prossimo acquisto, o sulla prossima fornitura in caso di acquisti ricorrenti.

2. “Perché il prezzo è troppo elevato e  il suo servizio costa più di quello che  posso  spendere”.

Un’altra obiezione non valida è la mancanza di budget a disposizione. Anche in questo caso, per esempio se un capo d’abbigliamento,costa più di quanto puoi spendere, non chiedi lo sconto al commesso ma ti rivolgi a un altro negozio. Puoi quindi spiegare al cliente che c’è una motivazione dietro al tuo prezzo e che sei ben felice di consigliargli un altra Marca ad un costo inferiore se lo desidera. Vedrai che molti clienti si sentiranno colpiti nell’orgoglio e procederanno all’acquisto. Chi non lo farà e si rivolgerà alla concorrenza.. beh, poco male… non avrebbe comunque acquistato da te’…

Quando lo sconto è meritato…

Non sempre il cliente è in torto quando chiede lo sconto. Vediamo ad esempio alcuni casi in cui possono ribattere in modo legittimo.

3. “Perché sono un cliente fedele, ed acquisto sempre da voi!”.

In effetti, i clienti affezionati e fidelizzati,vanno premiati, poiché il valore che portano nel tempo è molto elevato. Per incentivarli a continuare ad acquistare da noi,possiamo riconoscergli uno “sconto fedeltà”, che può essere applicato sull’acquisto corrente o sui prossimi. Allo stesso modo, se il cliente acquista grandi quantità si può applicare lo sconto: se si impegna con una fornitura di valore, può essere autorizzato a chiedere uno sconto ulteriore rispetto a quello al prezzo applicato .

4. “Perché nel tuo caso i costi della fornitura sono ridotti.”

Ci possono essere dei casi, se fai Forniturismo,alle Aziende,in cui il tuo Cliente è situato vicino al tuo Negozio, oppure in cui è lui stesso a occuparsi del ritiro o ancora ci permette di organizzare la fornitura del prodotto/servizio nel modo a noi più favorevole. Questa flessibilità ti permette di ridurre i nostri costi, ed è quindi più che giusto che si rifletta sul prezzo finale al cliente. 

5. “Perché voglio acquistare subito riducendo al massimo la burocrazia.”

Gli aspetti burocratici e amministrativi per chi e’ addetto agli acquisti, spesso sono molto farraginosi a livello aziendale, e i tempi lunghi per decidersi ad acquistare non fanno che rendere più difficile programmare il lavoro e la consegna a lungo termine. Quindi se hai  un cliente che vuole acquistare …domani, senza richiedere firme o accordi con i vertici,e senza strascichi….Ben Venga! Uno sconto è quindi più che meritato.

Queste sono le motivazioni principali, ma ce ne possono essere molte altre: dal permetterti di testare nuovi prodotti o servizi , al richiedere un minor livello di servizio, al segnalarti presso altre Aziende….

Se alcune di queste motivazioni sono particolarmente valide puoi farle diventare parte del tuo listino prezzi come “clausole” per ottenere uno sconto.

Ecco quindi che un cliente che ti porta una referenza può avere il 10% di sconto sul prossimo acquisto, o chi chiude un preventivo entro una settimana può vedere annullati per esempio,i costi di spedizione.

Insomma, non dire subito di NO alla richiesta di sconto, ma chiedere “Perché?” ti permette di cogliere informazioni importanti.

Oltre a rendere contento il cliente,  avrai a disposizione nuovi mezzi per aumentare la tua visibilità, per aumentare le quantità vendute e per fidelizzare i clienti, senza svalutare il tuo prodotto o  servizio.

E tu, quali obiezioni hai ricevuto dai tuoi clienti per ottenere uno sconto?

Tempi di scelte….


Ciao! Oggi vorrei approfondire la tematica delle “scelte” ovvero il piano acquisti e le strategie inerenti al prossimo turno scolastico.

Da circa 2 mesi e’ partita la raccolta degli ordini e prenotazioni inerenti agli articoli da acquistare per la prossima campagna scuola.

Le proposte  in linea di massima ,sono le medesime dell’anno scorso ,se non uguali ,a quelle dell’anno ancora prima….

Perche’ ??

Perché’ al momento non esiste ancora,un personaggio dominante sul Mercato, ne tanto meno,Fenomeni di “moda” di Massa,a cui ispirarsi,quindi la corrente delle “Novita” risulta ancora abbastanza  “stagnante”.

Le Principali Aziende a causa della crisi,e con budget sempre più’ risicati,sono meno propense ad acquisire nuove licenze,pertanto ripropongono in chiave rimaneggiata piu’ o meno le stesse griffe.

Cio’ comporta non poche difficoltà per chi deve operare scelte e strategie.

Acquistare nuovamente i personaggi che si sono gia’ proposti in precedenza,non e’ facile,semplicemente per il timore che non incontrino più’ il favore dei clienti e perché’ taluni risultano ancora giacenti in negozio…

Oltremodo pero’….e’ vero anche il contrario…

I personaggi nuovi??? Quelli che non conosci,li acquisti???

….Se sei un “Precursore e Temerario” sicuramente si’…

Al contrario se non sei propenso al “rischio” ,non operi queste scelte,solo per il timore che non incontrino i favori del pubblico..

Conseguenze?

…Non acquisti…

…aspetti che ci sia una prima richiesta… e poi…Via alla ricerca spasmodica da tutti i Fornitori per ordinare proprio quel Personaggio a cui non avevi dato peso o avuto il “coraggio” di acquistare e proporre…

Il risultato sara’ poi di amarezza e delusione,perche’ difficilmente riuscirai a trovarlo,perche’ anche i Fornitori in fase di pre ordini,avranno seguito il flusso delle preferenze.dei loro Clienti..

Quindi…Che faccio ?

E’ necessario sicuramente prepararsi su basi “storiche” per quanto riguarda la cancelleria…e per quanto  concerne tutto il resto e’ necessario focalizzarsi e migliorare anche solo un aspetto del tuo negozio e del tuo assortimento….

Devi creare un fattore differenziante e non solo inseguire le “mode” a cui poi tutti cercheranno di inspirarsi….

Devi cercare un’ angolo di attacco, che ti distingua dai tuoi Competitor proprio per non cadere nel qualunquismo e trappola del prezzo..

Quindi Studia un aspetto o  comparto dove ti ritieni forte e preparato…Miglioralo ed investi li ,all’ennesima Potenza!!!

Fai in modo che anche solo una nicchia dei Clienti venga da te’ proprio per quella cosa….

Differenziare in un settore come il nostro e’ VITALE!!!!

Ora concentarti e pensa a cosa sai far meglio…;)

Alla prossima…;)